Storia
L’Archivio di Stato di Caserta nasce con decreto 22 ottobre 1812 come Archivio provinciale di Terra di Lavoro. L’innovativa normativa preunitaria prevede l’esistenza di un Archivio in ogni capoluogo di provincia, dove far confluire tutte le carte prodotte dagli organi periferici dello Stato nell’ambito provinciale reputate meritevoli di conservazione per il valore storico acquisito o acquisibile nel tempo. Il citato decreto dell’epoca francese non trova immediata esecuzione, anche se un “archiviario” viene formalmente nominato presso l’Archivio Provinciale di Terra di Lavoro fin dal 1814. Recepitane poi l’istanza nell’articolo 28 della l. 12 dicembre 1816, gli Archivi provinciali sono posti in essere operativamente dalla l. 12 novembre 1818, che ne approva anche il Regolamento.
Di fatto, l’Archivio di Stato di Caserta eredita il patrimonio documentario e le attribuzioni dell’antico Archivio “provinciale”, previsto già dalla legislazione murattiana ed effettivamente installato a Capua nel 1818. Dipendente dall’Intendenza, doveva raccogliere «le carte [con valore storico] appartenenti alle antiche e nuove Giurisdizioni, ed a tutte le Amministrazioni comprese nel territorio della provincia»; la legislazione francese e borbonica prevedono, inoltre, la creazione di un separato “archivio suppletorio” (di carattere giudiziario), che per Terra di Lavoro trova sede in Santa Maria Capua Vetere. Dopo l’unificazione d’Italia, gli Archivi “provinciali” dell’ex regno borbonico non vengono subito inquadrati nell’organizzazione archivistica statale, ma sono posti, a partire dal 1865, alle dipendenze delle rispettive Amministrazioni provinciali. Nel 1927, a seguito della soppressione della provincia di Terra di Lavoro, l’Archivio di Caserta diviene Sezione dell’Archivio di Stato di Napoli. Con la ricostituzione della provincia nel 1945 è confermata la denominazione di Sezione di Archivio di Stato, nell’accezione prevista dalla l. 22 dicembre 1939, n. 2006. Solo nel 1963, per effetto del D.P.R. 30 settembre 1963, n. 1409, che ha riordinato tutta la normativa italiana in materia di Archivi, l’Archivio di Stato di Caserta ha acquisito l’attuale denominazione e lo status di ritrovata autonomia istituzionale.
Dal punto di vista dei materiali conservati e delle relative amministrazioni rappresentate, il profilo dell’Istituto è simile a quello degli altri archivi provinciali meridionali, distinguendosi per un consistente corpus notarile che abbraccia il periodo XV-XX secolo. Per il XX secolo, integra la scarsa documentazione statale esistente il fondo privato Giuseppe Capobianco, storico, politico e sindacalista casertano (Santa Maria a Vico, Caserta,1926-Caserta, 1994), autore, tra le altre cose, di un mirabile recupero della memoria delle stragi naziste in Terra di Lavoro.
Alla fine del 2024, l’ASCe incamera il patrimonio documentario dei siti reali casertani, conosciuto come “archivio storico della Reggia” e conservato fino a quella data dal Museo Reggia di Caserta. Grazie ai preziosi fondi che lo costituiscono, l’Istituto travalica la dimensione storica locale facendosi specchio della politica illuministica borbonica materializzatasi nei siti reali del territorio, suoi testimoni oltre la durata della dinastia.
Profilo storico della sede
Finché rimane a Capua, dove viene installato nel 1818, l’Archivio “provinciale” di Terra di Lavoro ha una sede di prestigio, alloggiando in un’ala del monumentale e storico Palazzo Antignano, dei Duchi di San Cipriano, da essi ceduta prima in uso, poi in fitto e più tardi a titolo definitivo all’Intendenza di Terra di Lavoro, da cui l’Archivio dipende.
Meno fortunata risulta la ricerca di una sede al momento del trasferimento a Caserta, dove non è possibile reperire un edificio demaniale idoneo, soprattutto a causa di problemi di capienza: il materiale da conservare, infatti, era notevolmente aumentato con il succedersi dei versamenti e delle acquisizioni. Le sedi casertane che si susseguono nel tempo (Palazzo Fimiani, dal 1850 al 1868; Palazzo Bifani, dal 1868 al 1905; via Loreto, dal 1905 al 1972) si rivelano infatti tutte insufficienti in relazione all’incremento del patrimonio archivistico. Nei primi anni Settanta la scelta cade su un edificio privato in via di costruzione in viale dei Bersaglieri, che viene preso in locazione dall’Amministrazione. A causa dell’inadeguatezza dei depositi e in seguito all’assegnazione all’Archivio di spazi demaniali nel complesso della Reggia di Caserta, il 30 settembre 2024 anche tale sede viene rilasciata.
Gli spazi demaniali in Palazzo reale (dove già dal 2017 erano stati trasferiti gli uffici amministrativi dell’Archivio) e quelli di uno degli emicicli della Reggia diventano così l’unica sede dell’Istituto. Sono tuttora in corso lavori di adeguamento funzionali alla destinazione d’uso al fine di poter ospitare il patrimonio, attualmente in outsourcing.
La collocazione definitiva in Palazzo Reale chiude un cerchio non solo per la migliore gestione e fruizione del patrimonio, ma anche per la definizione dell’identità dell’Istituto. Il patrimonio dell’Archivio comprende infatti, dal novembre 2024, i preziosi fondi relativi alla gestione dei siti reali borbonici del territorio, tra cui le carte dell’Amministrazione dello Stato di Caserta, che proprio in Palazzo reale aveva collocato le proprie strutture di gestione e il proprio archivio, in prossimità degli attuali locali dell’Istituto, destinati nel progetto di Luigi Vanvitelli alle Segreterie di Stato del Regno.
Ultimo aggiornamento: 13/08/2026
